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SAVANT: un thriller superiore

A due mani la nascita di un primo romanzo tinto di giallo e di rosso. Un thrille agghiacciante.

Opera prima per un duo artistico che da circa 25 anni collabora in diversi progetti. Parliamo di Giovanni Angelo Jonvalli, classe ‘68, fotografo, esperto di informatica, ha pubblicato sulle più prestigiose riviste internazionali e di Mirco Filistrucchi, classe ‘57, paroliere, vanta numerose partecipazioni a Sanremo. Oggi questo primo romanzo a firma dello psudonimo Jøn Mirko dal titolo “Savant” che già lascia capire che sono alte le trame e con gusto geniale sono intricate le eventuali soluzioni di questo thriller tinto ovviamente del giallo (che spolvera i più nobili cliché di forma) e di rosso (segnando il territorio con il sangue cruento degli omicidi). “Savant” è un libro certamente impegnativo anche per l’estensione non propriamente snella, ma soprattutto per il percorso che condurrà Hank Russell e Zach Schmulevitz, due detective della omicidi, due anime diverse, due protagonisti a loro modo distanti e coesi, a districare un caso che probabilmente non ammette soluzione. Un finale aperto come nella migliore delle ipotesi. L’intervista per gli amici di Ventonuovo:

Thriller o Giallo. Qual è la linea di confine di questo vostro primo romanzo?
Penso che la differenza più netta tra giallo e thriller sia che il giallo è incentrato sulla soluzione di un enigma, tanto che, spesso, l’azione principale si svolge dopo il crimine. Quello dipinto dal Giallo è quindi un mondo ordinato, dove il delitto si riconduce sempre ad un movente razionale o, comunque, razionalmente comprensibile. È anche un mondo in cui persiste un ideale di giustizia non personale, per cui l’unica soluzione davvero accettabile è la cattura del colpevole.
Un mondo che ci rincuora, perché nel giallo non c’è spazio per l’abisso. Nel Thriller, invece, lo scopo è prevenire un evento tragico che conosciamo in anticipo. Il fuoco è quindi sulla tensione, più che sulla sua soluzione. Il mondo che dipinge il Thriller è caotico, imprevedibile, irrazionale, privo di regole, che il protagonista domina spesso più per fortuna che per meriti personali. Anche l’idea di giustizia, nel noir come nel thriller, è flessibile, spesso piegata a fino a ridurla a semplice vendetta. Un mondo pauroso, ma più vicino alla narrazione della realtà come la conosciamo. “Savant” contiene elementi di entrambi i mondi, ma l’accento è sulla tensione, quindi rispondiamo un Thriller.

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L’intelligenza superiore: che sia questo il futuro?
Probabilmente è la coscienza della condizione mortale che porta con sé un desiderio di trascendenza, e questo si manifesta a volte anche con slanci millenaristici.
Dire che l’umanità ha gli anni contati, quindi, può sembrare una banalità. È interessante notare, però, che da un punto di vista evoluzionistico tutte le specie si evolvono fino ad un picco, che precede immediatamente la loro estinzione. Tutti gli indicatori di cui disponiamo ci dicono che la nostra specie ha raggiunto quel picco, e che nel giro di pochi decenni, forse solo qualche decina, andrà incontro alla rapidissima estinzione che ha caratterizzato tutta la storia naturale.
Certo potremmo pensare di essere una eccezione, ma non sarebbe molto prudente partire da un assunto tanto ottimista, ed ecco perché un ulteriore salto evolutivo potrebbe garantire una possibilità di sopravvivenza. In “Savant” abbiamo ipotizzato che quel salto di specie si possa compiere per via genetica, attraverso un Savant, appunto. Anche se il Savant di cui parla il libro non è il tipo di persona che vorremmo essere.

A tratti la lettura si fa assai cruenta: chi di voi due è il lato sanguinario e chi invece quello romantico?
Ci piace pensare di avere un tipo di fantasia simile, e sicuramente “Savant” è costruito con un contributo identico in termini di idee e di impegno. Quando ci sono da fare delle scelte “cattive”, però, di solito è Giovanni ad occuparsene. Per quanto alcune situazioni siano cruente, non si tratta mai di sadismo: tutti i personaggi servono la storia. O come direbbe Stephen King, “Tutte le cose servono il Vettore”. Che sia per aumentare la tensione, per depistare, per creare un climax o per deludere una aspettativa, tutto quello che accade ha sempre lo scopo di far dimenticare al lettore se stesso, almeno per un po’. In questo senso il mondo dei Romanzi è un mondo perfetto, niente accade per caso, senza che l’autore, autentico demiurgo, sappia perché. Per questo leggiamo forse: per vivere qualche ora in un universo sensato.

Parliamo del dopo. Perché il romanzo non finisce… anche quando finisce…
Quella del finale aperto non è stata una scelta commerciale: evitando spoiler, possiamo dire che volevamo lasciare il lettore, anche il più scettico, di fronte ad una finestra di possibilità in cui l’universo narrato risultasse credibile fin nelle sue più profonde implicazioni e, nello stesso tempo, fosse altrettanto plausibile l’ipotesi opposta, di un mondo che può restare quello che conosciamo a dispetto di una sequenza di avvenimenti che potremmo definire a probabilità molto bassa. Alcuni mesi dopo che avevamo completato la prima stesura, tuttavia, ci siamo accorti che Hank e Zach avevano ancora qualcosa da raccontare, e abbiamo deciso di dedicare a loro quella che sarà la seconda parte di una trilogia sulla realtà. Un romanzo che, stavolta, sarà dedicato al denaro, al potere e alla loro origine, storia e teologia. Ci siamo interrogati a lungo su come far ritornare i protagonisti senza tradire nessuna delle scelte compiute in Savant e, alla fine, abbiamo trovato una soluzione che ci è sembrata semplice, elegante ma, soprattutto, rispettosa verso il lettore. Tuttavia servirà ancora un po’ di pazienza: i prossimi due romanzi, infatti, saranno ambientati in universi narrativi differenti. Universi diversi tra loro ma che siamo sicuri saranno altrettanto affascinanti.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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