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Mass: l’ultimo capolavoro di Bobby Previte

Mass: l’ultimo capolavoro di Bobby Previte.

Bobby Previte: uno dei più talentuosi batteristi statunitensi, conosciuto ai più per la sua tecnica unica e per il sapersi destreggiare in generi diversi.

Famoso anche per la sua discografia che attraversa ormai quasi cinque decadi e per le sue collaborazioni eccellenti con artisti del calibro di John Zorn, Elliott Sharp, Wayne Horvitz, Marty Ehrlich e numerosi altri che non elenchiamo qui per motivi di spazio.

Ascoltando Mass si ha subito l’impressione di trovarsi di fronte a un disco unico, che segna il suo debutto con la Rare Noise Records, quasi inclassificabile in un genere musicale che sancisce l’unione definitiva fra sacro e profano.

Come dire: quando il Jazz e il Metal incontrano la musica che potreste tranquillamente ascoltare durante un film ambientato nel medioevo, magari durante l’esecuzione di una Messa in una chiesa Gotica.

Un connubio perfetto che vede il musicista di New York unire la sua arte a quella delle undici voci del Rose Ensemble diretto da Jordan Sramek e di un gruppo composto da collaboratori di vecchia data di Previte, Marco Benevento al pipe e al Rheem organ, Don McGreevy, Stephen O’Malley, Mike Gamble e Jamie Saft alle chitarre elettriche e Reed Mathis al basso elettrico.

Canzoni quali “Gloria” ed “Alleluja” sono forti come alberi che hanno radici talmente profonde da arrivare a miscelare Doom e Progressive anni settanta.

Una rilettura moderna della corale epica Missa Sancti Jacobi del compositore del quindicesimo secolo Guillaume Dufay, che Previte ha studiato approfonditamente durante i suoi anni di gioventù al college.

Nove episodi che scorrono piacevolmente e non lasciano mai interdetto l’ascoltatore lasciandolo a cavallo fra due epoche tanto diverse quanto simili al tempo stesso.

Come ha dichiarato Previte stesso: “…Quando Dufay ha scritto la sua musica è stata eseguita in un momento in cui non c’erano i suoni di forte intensità prodotti dall’uomo (amplificatori, aerei, bombe, ecc). Ho voluto confrontare l’effetto che la musica di quel tempo aveva sull’ascoltatore, eseguita in una chiesa con pareti in pietra dura, con il suono che correva intorno alle mura e rimbalzava sul soffitto. E’ stato progettato per essere schiacciante per le persone che vivono di esso. Questo è potente, scuote l’anima, è trasportatore, musica ultraterrena. E avevo bisogno di confrontarmi con quel potere, così sono dovuto andare sull’Heavy Metal, una musica spesso vilipesa ed in continua evoluzione”.

Da segnalare l’artwork ad opera di Nadi Nasir che Previte ha ringraziato per quella che probabilmente è la migliore copertina che abbia mai avuto in uno qualsiasi dei suoi dischi.

Per un’ora ho vissuto un’esperienza mistica, quasi in trance, rapito da questo capolavoro sonoro che il Maestro Previte ci ha regalato.

Ora tocca a voi!

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Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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