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Alfonso De Pietro: canzone d’autore contro la mafia

Il nuovo disco di Alfonso De Pietro si intitola “Di notte in giorno” pubblicato con il patrocinio di LIBERA e la presentazione di Don Luigi Ciotti.

Sono 12 canzoni nuove, 12 capisaldi che sostengono per intero e con fermezza una linea di condotta morale che non ammette scuse e giri di parole. Il nuovo disco dei Alfonso De Pietro, se pur vestito di eleganza e di gusto tra gli arrangiamenti in chiave Jazz, resta forse il più diretto ed incisivo percorso a testimonianza della sua attività come uomo e come artista attivo nella lotta sociale e culturale contro tutte le mafie del nostro paese. Questo nuovo disco si intitola “Di notte in giorno”, un canto comune di speranza e di esortazione, il futuro negli occhi dei giovanissimi…negli occhi di tutti, in fondo. Al suo fianco l’associazione LIBERA, Nomi e Numeri contro le Mafie e poi l’eterno cuore di Don Luigi Ciotti. In rete troviamo il video ufficiale del primo estratto dal titolo “La Memoria”. Più che musicalmente, questo è un disco da assimilare testualmente, socialmente…nessuna bandiera politica ma solo mille colori di pace. Rinascita e ribellione, musica in chiave jazz…

“Di notte in giorno”. Che disco è e che disco vuole diventare nel tempo?
Il disco che è rappresenta una fotografia, hic et nunc, del percorso iniziato da qualche tempo, ossia il tentativo di proporre un’arte che abbia anche un respiro ed una funzione sociale, senza mai mortificare, però, l’aspetto squisitamente musicale. Dodici canzoni tra memoria e indifferenza, dolore e riscatto, donne che hanno avuto il coraggio della ribellione e uomini colpiti per le loro parole… “vestite di jazz”, con armonie e melodie, spero mai banali, arrangiamenti e sonorità acustiche, che rappresentano il mio portato di formazione ed esperienze di anni di studio, di ricerca, di scrittura e di palchi.
Il disco che sarà lo deciderà solo il tempo e chi lo “adotterà”, chi vorrà condividerlo nella comune visione della narrazione e del canto di certi contenuti. Chi apprezza un disco di colori sfumati, di passaggi, di atmosfere ombrose, ma anche di ironia e leggerezza. Chi sostiene e crede in un disco nato in autonomia e produzione collettiva (il successo del crowdfunding mi ha sinceramente commosso). Continuando a credere che un artista debba essere libero. In questo modo lo sono.

Oggi tutto è proiettato nel tutto e subito. Di memoria non si parla. Questo disco secondo te avrà la forza di andare controcorrente?
Ci sono due aspetti. La velocità è la caratteristica principale dei nostri tempi, è vero. S’ingoia, non si mangia; si scorre un testo, non si legge; si dà uno sguardo fugace, non si osserva; si sente, non si ascolta; si abbrevia, non si scrive… e così via. Ma c’è un’altra questione. “Il nostro è un Paese senza memoria e verità, ed io per questo cerco di non dimenticare”, sosteneva Leonardo Sciascia. Ecco. Nel mio piccolo, sento il dovere morale di raccontare e cantare le storie dimenticate, per non dimenticare, storie di martiri della giustizia e della fede che hanno sacrificato il bene più prezioso, la loro vita, per un ideale, per tenere schiena dritta e testa alta, in faccia a chi avrebbe voluto calpestare la loro dignità. Sento l’urgenza, quasi l’ossessione, di cantare chi è stato (casualmente?!) dimenticato, chi non ha voce, gli ultimi. Quelli che fanno la storia senza che la storia si accorga di loro. Con questo disco, come con il mio precedente “(In)Canto Civile”. “Avrà la forza di andare controcorrente?”, mi chiedi. Non so risponderti. Ma so per certo che questo modo di essere artisti, oggi, avrà la forza di (r)esistere solo grazie alla scelta collettiva dal basso, di tutti quelli che vorranno continuare a sostenermi, a seguirmi nei concerti, ad acquistare i dischi, a condividere idee… per continuare a camminare insieme.

Don Ciotti e Alfonso De Pietro. Qual è la storia di questo incontro?
Mi avvicino a Libera – Associazioni Nomi e Numeri contro le mafia, diversi anni fa, quando, lontano dalla mia terra (la Campania), sento il bisogno di fare qualcosa, quello che posso. Partecipo ad incontri ed iniziative, con spirito di servizio. Inizia la mia ricerca e l’approfondmento dei temi e delle storie, che in gran parte già conoscevo. La rabbia che provoca la presa d’atto che al Sud “tutto cambia, affinché nulla cambi” (in questo Paese inguaribilmente gattopardesco), mi spinge a scrivere “a tema”. Nasce “(In)Canto Civile”, in cui racconto e canto i nostri martiri civili, oltre a storie di emarginazione, morti sul lavoro, “figli di nessuno”, “terra dei fuochi” stuprata dai veleni intombati, che ne hanno contaminato anche l’anima. Quasi contemporaneamente strutturo un laboratorio di scrittura creativa collettiva e musica d’insieme, (In)Canto Civile (in)Formazione, che conduco nelle scuole e nei Campi di volontariato e formazione di E!State Liberi, in Campania, Calabria e Sicilia. L’incontro con don Luigi Ciotti… L’abbraccio che quella prima volta ricevetti, me lo porto ancora nel cuore: la sua sensibilità verso l’arte che sappia parlare alle coscienze è straordinaria. Soprattutto quella che va ad incontrare i ragazzi, i giovani. Don Ciotti crede fermamente che il medium musicale possa fare qualcosa d’importante, nel senso della costruzione di una coscienza civile, per una speranza di cambiamento. “Grazie per queste canzoni che c’invitano ad alzare la testa e a capire, a resistere per esistere. Canzoni di speranza: speranza di una libertà costruita per gli altri e insieme agli altri. Perché, come la musica, anche la libertà è patrimonio di tutti”. Queste sono le parole finali della presentazione che Don Luigi Ciotti ha voluto scrivere per questo mio disco. Parole che mi lusingano e mi commuovono e, per dirla con lui, mi “muovono”. E mi responsabilizzano rispetto alla mia piccola parte che, con crescente determinazione, continuerò a fare. Per il “Noi che vince”, come va instancabilmente ripetendo.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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