La febbre da House of Cards diventa unconventional marketing: i misteriosi casi di Padova e Torino

di Elena Sparacino

Frank Underwood è stato a Padova, nelle scorse settimane.

Occupava strade cittadine limitrofe al centro, appariva discreto, turbava invadente come quei tarli che ti si insinuano melliflui nel cervello. Non è meglio condurre la corsa, piuttosto che stare a guardare? Non era chiaro esattamente come interpretare i misteriosi graffiti che da una ventina di giorni timbravano misteriosamente i marciapiedi della città. Nella vita non c’è niente che io disprezzi più della meschinità. 1425055790_Jungle_HouseOfCards_Padova-13-600x335Ricordo di aver visto, a una fermata, un consesso di tre anziani che dibattevano intimiditi su quale potesse essere il significato del monito che campeggiava dinanzi la banchina del bus: “Di tutte le cose che ritengo importanti, le regole non ne fanno parte”. «House of Cards… è un telefilm, signori», li rassicuro io. La verità è che quel tarlo aveva preso anche me. Sapevo che a breve sarebbe ripresa la serie con l’imminente terza stagione, ma CHI aveva segnato il terreno? Chi? E perché proprio là? La verità, è che conosco molte persone che si autodefiniscono “malate di telefilm” al punto di arrivare a pensare che potesse trattarsi di una libera iniziativa.

DSC00490E invece, nel frattempo, la stessa cosa accadeva anche all’ombra della Mole. Per le vie di Torino campeggiavano alcune delle massime che avevano segnato in maniera indelebile la poetica di Mr. Underwood nelle prime due stagioni della serie. È così che, col tempo, si è svelato l’arcano: si tratta di una campagna di marketing unconventional per promuovere l’attesissimo ritorno di House of Cards, in onda con la terza stagione dal 4 marzo alle 21.10, su Sky Atlantic (i primi due episodi, invece sono stati trasmessi in anteprima in lingua originale sub ita alla mezzanotte tra il 27 e il 28 febbraio, in contemporanea con il rilascio del teaser da parte di Netflix). Il “marchio” di Frank è comparso così per giorni in vari punti delle due città, scatenando in maniera virale i commenti dei fan sui profili Twitter, pubblicizzando in maniera del tutto autonoma la notizia. Perché proprio Padova e Torino? La scelta random delle città è al momento ancora un mistero. La campagna sappiamo però che nasce dal genio creativo dell’agenzia di comunicazione Jungle, che ha organizzato una serie di originali attività creando dei brevi teaser tutti italiani ispirandosi al caso delle citazioni misteriose, uno ispirato a Padova e uno diviso in due parti dedicato a Torino (lo si può guardare uno qui e l’altro qui). Ma non si è fermata qui.

10846171_1057673267582115_5848178045726690030_n

La signora Valeria dinanzi al suo storico baracchino, a tempo limitato in restyling per conto di Sky Atlantic.

1425152493_IMG_0916-600x335La metropoli milanese non poteva essere da meno: e così Sky Atlantic – segnala il sito Wired.it – si è accordato con Valeria, proprietaria del chiosco delle storiche “luride” milanesi in viale Argonne, all’angolo con piazza Fusina, per ricreare a tempo limitato il Freddy’s Bbq Joint, il locale di Washington D.C. dove Underwood interrompe i suoi piani per gustarsi le ormai celebri costolette marinate. Fino a domani 4 marzo sarà possibile assaggiare di persona le specialità di Freddy: l’evento, coordinato in via ufficiale su Facebook sfruttandone il passaparola attraverso la condivisione di foto con l’hashtag #HouseOfCards, sarà arricchito anche da gadget e speciali bicchieri e tovagliolini firmati House of Cards. In contemporanea, all’ombra del nuovo grattacielo Unicredit di piazza Gae Aulenti nel nuovo quartiere di Porta Volta si erge un’installazione luminosa progettata dal collettivo di artisti internazionali Oge Group con l’aiuto dell’illustratore Nanà Dalla Porta; l’installazione rimarrà in piazza fino a giovedì 5 marzo e raffigura un castello di carte con re e regine dalle sembianze allegoriche proprio di Frank e Claire Underwood.

1425055803_Jungle_Making_of_Castellodicarte_-6-600x3351425153282_20150228_182434-600x335Anche in America il tam tam pubblicitario è passato attraverso il passaparola, sfruttando le più ambigue tra le strategie di marketing: dopo il (casuale?) caso di leak che aveva fatto trapelare in rete prima del dovuto proprio su Netflix – la sera dell’11 febbraio – la terza, attesissima stagione della serie con due settimane di anticipo rispetto alla data programmata (poi prontamente rimossa), nel programma per bambini Sesame Street sono stati i Muppet ad omaggiare – con una delle loro più sottili parodie – il drama politico, relegando guarda caso proprio al Lupo Cattivo i panni del politico Frank Underwood: ecco che è fatta la storia di House of Bricks.

Per gli orfani di Breaking Bad e gli esasperati in attesa di Game of Thrones, House of Cards (familiarmente HOC, in base alla prassi dell’acronimo come via di fuga per abbreviare colloquialmente i titoli di film e serie televisive) è una delle serie più calde del momento. Concepita e prodotta da Beau Willimon, il serial statunitense nasce come adattamento dell’omonima miniserie televisiva prodotta dalla BBC, a sua volta basata su un romanzo dello scrittore inglese Michael Dobbs; ambientata nell’odierna Washington D.C., segue le vicende di Frank Underwood, un Democratico e capogruppo di maggioranza (whip) della Camera che, dopo essersi visto sottratto il posto da Segretario di Stato che il neopresidente gli aveva promesso, dà il via a un giro di intrighi per giungere ai vertici del potere americano, sostenuto e aiutato dalla fedele moglie Claire. Sarà per l’alto tasso di coinvolgimento e i temi caldi della politica attuale che la serie è così amata? A quanto pare, tra i suoi seguaci incalliti annovera anche moltissimi politici, dal premier italiano Matteo Renzi (in un’occasione ammonito ironicamente da Dobbs, che nel corso della sua carriera è stato anche consigliere di Margaret Thatcher, sul non utilizzare il suo libro “come un manuale di istruzioni”) fino addirittura ad un appassionato Barack Obama che, in data 14 febbraio 2014, aveva twittato ai propri follower la cortese richiesta di non fare spoiler (anticipazioni) sulla seconda stagione, che sarebbe cominciata il giorno seguente. Nel messaggio scriveva: “Tomorrow: @HouseOfCards. No Spoilers, please.” Nulla di inconcepibile, quando si avvia una serie affidando i due episodi pilota a David Fincher: non può essere che ben avviata.

Sarà oppure per il cast stellare, che vede protagonisti Kevin Spacey in forma smagliante nei panni di Frank e Robin Wright a interpretarne la moglie. Per la sua prima stagione, House of Cards ha ricevuto 9 nomination agli Emmys (tra cui Miglior Serie Drammatica, Miglior Attore Protagonista in una Serie Drammatica per Kevin Spacey, Miglior Attrice Protagonista in una Serie Drammatica per Robin Wright, e Miglior Regia in una Serie Drammatica per David Fincher): un record assoluto per una serie TV-online, doppiato dalle 13 nomination per la stagione successiva. La serie ha inoltre ricevuto 4 nomination ai Golden Globe, incluso uno vinto da Robin Wright per la categoria di Miglior Attrice.

Elena Sparacino

Ci fu un tempo in cui voleva fare la giornalista; poi ha capito che quello che in realtà voleva fare era scrivere, che è una cosa diversa. Laureata in Comunicazione, ama amare le cose: soprattutto, ama il teatro su e giù dal palco, ama l’enogastronomia, ama l’arte, ama viaggiare, ama conoscere, e ama farsi contraddire scoprendo e condividendo nuovi punti di vista. «O' capisti? Qualunque cosa farai, amala, come amavi la cabina del Paradiso quando eri picciriddu»: per Vento Nuovo si occupa di cinema e spettacolo, con inevitabili incursioni digitali e gastronomiche.

More Posts - Website

Follow Me:
TwitterLinkedInGoogle Plus