La chiesta cattolica celebra oggi Santa Elisabetta, protettrice dei più deboli, deceduta il 17 novembre 1231 a soli 25 anni.
Nata da Andrea re d’Ungheria e da Gertrude e promessa sposa al principe Ludovico, sin dalla più tenera età si dedicò ad una vita indirizzata alla cura e alla protezione dei più bisognosi: trascorreva tutto il suo tempo dividendosi tra lavoro, preghiera, accoglienza degli infermi, supportandoli anche materialmente durante i periodi di carestia, offrendo loro pane, carne, farina.
La purezza d’animo e la generosità che la contraddistinguevano culminarono nella realizzazione di un ospedale a Marburgo, indirizzato ai malati, ai quali Elisabetta offriva tutto il suo tempo prezioso per la loro guarigione e il loro sostentamento.
L’empatia, l’umanità, la spiritualità si univano al sentimento d’amore sincero e incondizionato non solo verso la famiglia ma anche verso la Chiesa e i valori della vita spirituale, lasciandosi trasportare dalla semplicità dei più umili e rinunciando a ogni cosa pur di trascorrere il resto della vita a servire i malati.
Il suo stile di vita, ispirato a San Francesco d’Assisi e improntato all’essenzialità e all’apertura verso tutti coloro che vessano in condizioni difficili, ha portato alla nascita di un gruppo di donne, dette “elisabettiane”, perché seguaci degli insegnamenti che Elisabetta propugnava e tramandava in vita.
Lo stesso papa San Giovanni Paolo II la definiva uno “splendido esempio per tutti i cattolici, per gli operatori di giustizia sociale”: una santa, dunque, portatrice di valori umani e sociali più che mai attuali, punto di riferimento per quanti vogliano intraprendere un percorso votato all’impegno, alla premura e alla cura di molte vite umane.